Il genere Astróphytum Lemaire

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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 17/03/2016, 10:07

Mari posta le foto, specialmente del mirbellii non se ne vedono in giro molti, almeno sicuramente cartellinati.

Per quanto riguarda la storia dell'areale del mirbellii: è quella che ha coinvolto l'areale tipico di Echinocactus grusonii e ha cancellato il suo locus typicus, molte piante sono state poste in salvo e ripiantate piu in alto ma l'areale originario è andato per sempre perduto, per fortuna nel 2005 Unger e Huber hanno reso nota una località disgiunta a 500 km di distanza, nella parte piu meridionale dello stato di Zacatecas nelle vicinanze di San Juan Capistrano dove sembra vivano migliaia se non milioni di esemplari di E. grusonii. Davide Donati e Carlo Zanovello nel loro libro Echinocactus però consigliano di chiamare queste nuove piante: Echinocactus aff. grusoni in quanto differenti dalla specie tipo per ecologia e conformazione di spine e semi ma di questo ne parleremo un'altra volta. :D
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda maristella » 17/03/2016, 20:14

Marco, quando parli di "ciuffetti" ti riferisci ai tricomi?? :?
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 18/03/2016, 9:07

Esattamente Mari i ciuffetti di lana sono riferiti ai tricomi :)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 21/03/2016, 16:10

Atróphytum myriostigma Lemaire, Ch.

Descrizione originale: Lemaire Ch. 1838 Cactacearum Genera nova Speciesque novae et omnium in Horto Monvillano culturum 4-6.

Località tipica: Hacienda de San Lazaro, San Luis Potosí.

Sinonimi: Cereus callicoche, 1839, Galeotti , H.G. in Scheidweiler, M.J.; Atróphytum myriostigma potosina, (sic), 1930 Möller, A.F.; Atróphytum stellata, (sic), 1939, Lawrence G.; Echinocactus prismaticus, (sic), 1944 Megata, M.; Atróphytum myriostigma v. strongylogónum, 1960, Backeberg, C.; Atróphytum myriostigma v. quadricostatum, (H. Möller) Barum.

A. myriostigma è una delle specie di Cactaceae maggiormente coltivate dagli appassionati, specialmente tra i neofiti.

Corpo: in età giovanile è solitario, sferico, mentre con l’avanzare dell’età tende ad allungarsi fino a diventare brevemente cilindrico e può raggiungere i 25 cm di altezza con un diametro di 20 cm.
L’epidermide è verde, ricoperta da ciuffetti di lana bianca di densità più o meno accentuata il che permette una mimetizzazione perfetta in mezzo alla pietra calcarea dove vive.
Le costole possono avere spigoli acuti o arrotondati in numero di 4-5-7, e in età avanzata possono essere inserite altre costole tra quelle già esistenti. I fianchi delle costole sono lisci, raramente ondulati.

Areole: feltrose, da chiare a color ruggine, circolari del diametro da 3 a 6 mm disposte lungo tutta la costolatura, distanziate l’una dall’altra quando la pianta è giovane ma nell’età avanzata tendono ad unirsi in un nastro che scende lungo tutta la costolatura.

Spine: presenti solo allo stadio di semenzale per poi sparire del tutto.

Fiori: completamente gialli, dal diametro variabile da 50 ad 80 mm.

Frutto: deiscente dall'alto a forma di stella, verde, ricoperto di lanugine bianca, matura dopo circa 23 gg dall’impollinazione.

Semi: galeriformi , di color bruno scuro e ricoperti di una sostanza oleosa come in A. ornatum che ne favorisce la dispersione per merito delle formiche, ogni frutto contiene da 80 a 160 semi.

Distribuzione ed Habitat: l’areale si estende da San Lorenzo (San Luis Potsí) verso nord nei pressi di Sante Rita e verso est fino a Las Tablas e ancora verso nord ovest fino a Ciudad del Maiz. Vive ad un’altitudine compresa tra i 1.050 e i 1.200 m s.l.m. su terrazzamenti calcarei ricoperti di pietrisco e ghiaia fine misti ad humus o nelle fenditure della roccia stessa.
008Astrophytum_myriostigma_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma
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Astróphytum myriostigma
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Astróphytum myriostigma
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Astróphytum myriostigma

Semenzali di A. miyriostigma.jpg
Semenzali di Astróphytum myriostigma


Astróphytum myriostigma v. nudum (R. Meyer) Megata

Descrizione originale: Meyer, R. 1912b Echinocactus myriostigma S.-D. var. nuda (sic) R. Mey. var. nova Monatsschrift f. Kakteenkunde 22 (9): 136-137.

Località tipica: St. Rita El Jaujal a nord di Huizache, San Luis Potsí.

Questa varietà: crese a nord di Huizache, l’epidermide (nuda ) è verde scuro e i fiori sono come nella specie tipo: gialli con gola gialla. Molte piante hanno reminescenze di ciuffetti di lana bianca, il che indica che non sono pure al 100% ma che probabilmente sono state ibridate con A. myriostigma. Se esposto in sole pieno tende ad arrossare l’epidermide. A. myriostigma v. nudum ha lo stesso habitus di A. myriostigma.

Areole: rivestite di lana color ruggine

Distribuzione e Habitat: a nord di Huizache e anche a Las Tablas (SLP) e a sud di Cerritos (SLP) fin’anche
nel territorio di San Antonio (Tamaulipas)

Si può incontrare A. myriostigma v. nudum in alta montagna ad altitudini che vanno da 1700 a 1760 m s.l.m..
Colonizza pendii calcarei molto ripidi sui quali si sono accumulati detriti pietrosi . colonizzati a loro volta Agavi e da cespugli di Hectia. Si è potuto riscontrare che non solo vive in mezzo alla vegetazione presente in loco ma anche esposto al sole diretto.

012Astrophytum_myriostigma_v._nudum_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma v. nudum
una giovane pianta seminata nel 2012

013Atrophytum_myriostigma_v._nudum (Large).JPG
Astróphytum myriostigma v. nudum

230-astrophytum-myriostigma-nudum_.jpg
Astróphytum myriostigma v. nudum


Atróphytum myriostigma ssp. tulense: Kayser

Descrizione originale: Kayser, K. 1932 Atróphytum myriostigma ssp. tulense.
Der Kakteenfreund 1 (6): 57-59.

Località tipica: nei pressi della città di Tula Tamaulipas.

Sinonimi: Atróphytum myriostigma subivar tulense, (Kayser) Backeberg (1961) Die Cactaceae 5: 2660. Atróphytum tulense, (Kayser) Sadovsky & Schuetz comb. nov. (1979).

Costole: 8 in età matura. A. myriostigma ssp. tulense ha costolature spigolose e la caratteristica di questa sottospecie è quella di emettere nuove costolature e protuberanze tra le costole normali, che poi vengono riassorbite.

Areole: rivestite di lana bruno chiaro che con l’età confluiscono tra loro dando vita ad un nastro continuo.

Fiori: Gialli a gola gialla, profumatissimi (i più profumati del genere Atróphytum) del diametro massimo di
50 mm.

Frutti: deiscenti da sopra con un numero di semi da circa 50 a 115 per frutto.

Distribuzione: Miquihuana, La Perdida, Tula: (Tamaulpas); Huizache e Las Flores: (San Luis Potsí.).

Habitat: A quote tra 1077 e 1550 s.l.m. su catene montuose, colonizza terreni costituiti da pietrisco calcareo alternato da lastre calcaree piatte. Condivide questo ambiente con cespugli di Hectia che formano pulvini circolari e le piante, presenti tra questi cespugli, sono di difficile individuazione.

PS:(al momento non ho foto a disposizione chi ne avesse è pregato di postarle)

Atróphytum myriostigma ssp. tamaulipense: Kayser

Descrizione originale: Kaiser, K . 1932 Atróphytum myriostigma ssp. tulense.
Der Kakteenfreund 1 (6): 57-59.

Località tipica: Valle di Jaumave, Tamaulipas

Sinonimi: Atróphytum jaumavense, 1979, Sadovsky, O. & Schültz, B.; Atróphytum quadricosta (sic)
1930, Möller, A.F.; Atróphytum myriostigma ssp. quadricostatus, 1927, Möller H.

Corpo: Le piante site nella valle di Jaumave in età adulta hanno un portamento più slanciato di quelle affini presenti in SLP.. Alte circa 30 cm con un diametro di 15 ed è alta la possibilità che appaiano individui quadricostati.

Costole: 4-5.

Areole: rivestite di una lanosità molto chiara in gioventù sono distanziate di circa 3 cm tra una e l’altra ma in età avanzata confluiscono tra loro dando vita ad un nastro continuo. I tricomi (bianchi) sono molto fitti.

Fiori: gialli a gola gialla il diametro può variare da 30 a 60 mm

Frutti: deiscenti dall’alto, con un numero di semi che può variare da 55 a 110 per frutto.

Distribuzione: Nei pressi della città di Jaumave vicino a San Antonio e San vincente.

Habitat: Nella parte settentrionale della valle di Jaumave ad un’altitudine che va da 620 a 760 m.s.l. .
Substrato argilloso, caratterizzato dalla mancanza di rocce e pietrisco.
Condividono gli areali con cespugli di creosoto (Làrrea tridentata) le cui radici contrastano il processo di erosione dei terreni.
Le piante di A. myriostigma ssp. tamaulipense si trovano al riparo di questi cespugli.

Note di coltivazione: come A. ornatum, A. myriostigma, la sua varietà nuda, e le sue due sottospecie, sono molto facili da coltivare e sopportano molto bene temperature al di sotto dello zero se asciutte e in presenza di bassa umidità ambientale. Per la loro coltivazione usare il metodo descritto per A. ornatum.

014Astrophytum_myriostigma_ssp_tamaulipense_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma ssp. tamaulipense
015Astrophytum_myriostigma_ssp_tamaulipense_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma ssp. tamaulipense
16Astrophytum_myriostigma_ssp._tamaulipense_©M.S.2015 (Large).JPG
Astróphytum myriostigma ssp. tamaulipense

Di seguito alcune forme quadricostate e quadricostate nude
017Astrophytum_myriostigma_quadricostatum_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma quadricostatum
018Astrophytum_myriostigma_quadricostatum_©M.S.2015 (Large).JPG
Astróphytum myriostigma quadricostatum
019Astrophytum_myriostigma_quadricostatum_nudum_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma quadricostatum nudum
020Astrophytum_myriostigma_quadricostatum_nudum_©M.S.2016_.JPG
Astróphytum myriostigma quadricostatum nudum
021Astrophytum_myriostigma_quadricostatum_nudum_(non puro)_©M.S.2016_ (Large).JPG
Astróphytum myriostigma quadricostatum nudum.
Questa pianta non è pura perchè come ben visibili
ci sono puntini di lana bianca sulle costolature.
E' una mia ibridazione tra A. myriostigma e A. myriostignma nudum.
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 31/03/2016, 18:23

Sezione Septentriastróphytum (Astróphytum del nord)

Fiori gialli a gola rossa

Atróphytum asterias:(Zuccarini) Lemaire

Descrizione originale: Zuccarini, J.G. 1845. Echinocactus asterias in Abhandlungen der mathem.-physik. Classe der königlich Bayrischen Akademie der Wissenschaften IV–2: 13-18, Tab. III

Località tipica: Tamaulipas.

Sinonimi: Atróphytum asterias, praespec. Texensis, 1979, Sadovsky, O. & Schütz, B.; Echinocactus asterias v. nudum, 1927, Möller, H.

Il Corpo di Atróphytum asterias è solitario, appiattito e di colore verde scuro; ricoperto di ciuffetti bianchi, in habitat tali ciuffetti sono molto radi e si possono incontrare forme anche nude, mentre le piante in coltivazione hanno ciuffetti molto densi . Il diametro può arrivare a 16 cm mentre l’altezza può raggiungere anche i 10 cm.
In habitat A. asterias è quasi completamente ipogeo ed emerge dalla superficie del terreno solo la parte superiore della pianta, mentre in coltivazione non è raro che assuma anche un’ aspetto sferico fino ad assumere un’ forma minimamente colonnare.
E’ l’unio Atróphytum ad avere una Radice napiforme con sottili peli radicali.
Le Costole sono in numero da 5 a 11 più frequentemente 8, appiattite o arrotondate raramente hanno spigoli.
Le Spine sono assenti (solo sui semenzali fino a circa 6 mesi di età sono presenti piccole spinette bianche).
Fiori: gialli con gola rossa dal diametro di 60 – 70 mm che spuntano dalle areole in prossimità dell’apice
Frutto: simile ad una bacca: nuda inferiormente ma pelosa nella parte superiore.
Non deiscente, quando è maturo il colore può variare dal rosa al grigio.
I Semi vengono liberati nella parte inferiore e la maturazione del frutto avviene in 20-30 giorni.
Essi hanno funicoli rosa, grazie ai quali avviene la dispersione ad opera delle formiche e di piccoli roditori, il loro colore varia dal ruggine al nero scuro. Ogni frutto può contenere da 60 a 135 semi.

Distribuzione e Habitat: in habitat, Astróphytum asterias è a rischio di estinzione. in quanto sopravvivono ormai alcune piccole popolazioni nello stato di Tamaulipas.
Questo a causa del forte prelievo per alimentare il collezionismo. Si conosce inoltre una stazione in cui crescono A. asterias, situata nella contea di Starr nella parte meridionale del Texas USA
Atróphytum asterias è stato quindi posto in appendice 1 della CITES: (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione).

A. asterias popola pianori tra 150 e 350 m.s.l. su cui cresce una rada vegetazione, si possono trovare queste Cactaceae anche su pianori erbosi. L'ombreggiatura viene assicurata da cespugli o rocce che proteggono le piante dai cocenti raggi del sole, le piante come scritto sopra solitamente sono interrate nel substrato argilloso ed emergono dal terreno solo con la parte apicale delle stesse.

Note di coltivazione: Pur sopportando le basse temperature anche di qualche grado sotto lo zero: Atróphytum asterias, al contrario delle altre specie appartenenti al genere Atróphytum, non è una pianta molto facile da coltivare, specialmente per i neofiti.
Probabilmente a causa della grossa radice fittonante è soggetta a marciumi, quindi è necessario usare un substrato molto minerale per dare modo allo stesso di asciugare velocemente. Bisogna evitare di bagnare il corpo delle piante perché potrebbe stimolare la comparsa di macchie o marciumi.
Le Annaffiature: durante la bella stagione dovranno essere abbondanti ma distanziate nel tempo. In inverno vanno sospese.
Consiglio di nebulizzare le piante prima del ritiro invernale con un fungicida: meglio rameico in formulazione non colorante per non colorare le piante. Se non dovesse essere disponibile si può usare un rameico in granuli solubili in acqua se usato nella diluizione di 2 ml per litro difficilmente il blu resterà sull'epidermide. Si può anche usare fungicida Tribase Twin che all'azione da contatto del Rame solfato tribasico aggunge anche quella sistemica del Cimoxanil (altro componente del Tribase Twin)

Semenzali: Per quanto riguarda i semenzali: ho notato con altri coltivatori, che se posti in contenitori grandi in cui il substrato fatica ad asciugare: immancabilmente vanno incontro a marciumi, con la possibile perdita dell’intera semina.
Consiglio quindi di porre le piantine singole in piccoli vasi da 5x5 con terriccio molto drenante e usare molta cautela nelle bagnature.

Ho notato inoltre che le piante adulte in coltivazione: dopo una prolungata siccità come potrebbe essere la mancanza di bagnature del periodo invernale: tendono a rimanere sgonfie, assumendo un’aspetto “flaccido” e difficilmente ritornano alla forma sferica: nonostante le regolari bagnature effettuate nella bella stagione .

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Atróphytum asterias
una vecchia pianta di cica 30 anni
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Atróphytum asterias
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Atróphytum asterias
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Atróphytum asterias
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Atróphytum asterias
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Atróphytum asterias
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Atróphytum asterias
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Atróphytum asterias
Una pianta seminata nel 2012
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Atróphytum asterias
Una pianta seminata nel 2012
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Atróphytum asterias
Una pianta seminata nel 2013
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Atróphytum asterias nudum
Una pianta seminata nel 2013
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Atróphytum asterias nudum
Una pianta seminata nel 2012
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Atróphytum asterias nudum
Una pianta seminata nel 2010
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Atróphytum asterias
Fotografato a Marzo alla fine dell'asciutta invernale
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Atróphytum asterias
Fotografato a Marzo alla fine dell'asciutta invernale

055Astrophytum_asterias_©M.S.2016 (Large).JPG
Anche qui si nota la difficoltà di tornare alla forma sferica
dopo il riposo invernale
Pianta fotografata (per gentile concessione) nella serra di Stefano Colombo
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda nettuno » 31/03/2016, 22:16

come dicevamo addietro ecco il momento di parlare di semine , il problema non è farle nascere ,ma farle crescere !! ho provato molti modi , e tutti mi hanno dato buca !
come Dice Marco , questo è sistema che mi ha dato più risultati , ma premetto che anche in questo modo ho avuto perdite , ma molto molto ridotte :wink:
bagnate sempre dal basso ,riempendo un sottovaso con un paio di cm. di acqua , e aspetto una decina di giorni prima di bagnare nuovamente
Ma visto l'attrito con il genere , mi comporterò cosi anche con le adulte .
correggetemi se sbaglio :wink:
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 01/04/2016, 9:25

Non sbagli affatto Claudio, abbiamo avuto lo stesso problema con le piantine trapiantate nei contenitori grandi per risparmiare spazio.
Forse a causa del troppo terriccio che aveva difficoltà ad asciugare abbiamo avuto problemi di marciume: sopra la norma.
Le abbiamo poi spostate in vasi piccoli ed io le ho trapiantate in akadama pura, certo le morie si sono quasi fermate e sono tornate in una situazione fisiologica, ogni tanto una se ne va sempre per marciume ma la cosa è abbastanza accettabile.
Questo sta a significare che le annaffiature devono essere abbondanti ma molto distanziate nel tempo e che si deve bagnare solo quando si è matematicamente sicuri che il terriccio sia completamente asciutto. Per le piante adulte i problemi sono minori ma sempre identici quindi è buona norma non bagnare le piante se non si è sicuri che siano asciutte e sopratutto bagnare dal basso.
PS: non ho riscontrato lo stesso problema con le piantine di A. astrerias cv. Super Kabuto :)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda Poseidon » 04/04/2016, 22:18

molto interessante si! appena riesco aggiungerò le foto dei miei astrophytum :)
anchio ne ho persi alcuni nel corso degli anni... 2 ornatum, 1 myriostygma onzuko 1 asterias e 1 a.coahuilense... uno degli ornatum lo avevo da molti anni :(
interessante la questione dell' akadama, ne ho un po che uso per i bonsai, pensate possa dare buoni risultati anche se mischiata al substrato per astrophytum??
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 05/04/2016, 8:23

Buongiorno Marco, anche se quasi tutti gli Astrophytum si possono considerare piante robuste può capitare di perderne qualcuna, certo dispiace: specialmente con piante che stanno con noi da parecchi anni.
Per quanto riguarda la questione dell'akadama, io sto usando questo materiale per piante particolarmente delicate o con radici napiformi e fittonanti i piccoli asrterias li ho sistemati tutti in akadama e i risultati non sono tardati, quindi l'akadama la puoi usare anche nei substrati degli Astrophytum, anche se per quelle piante escluso (asterias, coahilense e caput medusae) come vedremo in seguito, in genere non servono substrati particolari ma ben drenati. :D :)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda Poseidon » 05/04/2016, 18:15

Buongiorno anche a te Marco, o forse a quest' ora meglio dire buonasera anche se c'è ancora molta luce :) ;) ottimo, grazie mille! :)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda Poseidon » 05/04/2016, 18:20

e si dispiace davvero quando ne perdiamo una che abbiamo da molti anni sopratutto se ci ha dato grandi soddisfazioni...

per fare più veloce le ho messe tutte vicine... :D spero di non averne dimenticata nessuna nella mischia :D :D

IMG-20160405-WA0004.jpg
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 05/04/2016, 19:15

Belle piante Marco :D
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 05/04/2016, 19:36

Atróphytum caput medusae: (Velazco & Nevrárez) D. Hunt

Descrizione originale: Velazco, C.G. & Nevrárez, M. 2002. Nuevo genero de la familia Cactaceae En el Estado de Nuevo León, Mexico: Digitostigma caput medusae Velazco et Nevrárez sp. nov., Cact. Suc.Mex. 47 (4): 76-86.

Località tipica: i dati della località sono tutt’ora tenuti segreti per proteggere le piante nel loro habitat. Si sa soltanto che: genericamente la località tipica di A. caput medusae è situata nello stato di Nuevo León, Mexico:. E’ anche noto che nonostante la località sia tenuta segreta, negli anni si è verificato un saccheggio indiscriminato delle popolazioni di A. caput medusae riducendone il numero e mettendole a rischio di estinzione. A. caput medusae è tutt’ora inserito nell’ appendice 1 della CITES: (Convenzione sul commercio internazionale delle specie di fauna e flora minacciate di estinzione).

Sinonimi: Digitostigma caput medusae, Velazco & Nevrárez , 2002; Atróphytum caput medusae, (Velazco & Nevrárez) D. Hunt 2002

Il Corpo è brevemente cilindrico, solitario e difficilmente accestisce. Dall’apice partono lunghi tubercoli ricoperti di ciuffetti di lana bianca che possono raggiungere anche i 19 cm di lunghezza e il diametro può raggiungere i 5 mm. Setole papiracee rivestono tutto il colletto, con ogni probabilità queste setole hanno origine da residui basali di tubercoli e difficilmente emergono dal terreno. La radice è carnosa, napiforme della grossezza simile ai tubercoli esterni. con radichette secondarie
L’ epidermide è verde glauco ed è ricoperta di ciuffetti di lana bianca.
Areole: biancastre, con 0 - 4 spinette bianche sulla punta del tubercolo. La parte fertile dell’areola è situata ad una distanza che va da 18 a 50 mm dalla punta del tubercolo.
I fiori sono simili a quelli degli Atróphytum del nord: Gialli a gola rossa, dalle dimensioni di circa 47 mm di lunghezza e 53 di larghezza. Frutto ovoidale lungo 20 mm largo 8. Inizialmente verde e ricoperto di lanugine. Una volta maturo si apre lateralmente liberando semi lucidi, neri e galeriformi.

Distribuzione: Nuevo León.

Habitat: A. digitostigma cresce su un pianoro a quote che vanno da 100 a 200 m s.l.m. il suolo, di tipo desertico, ha una basso contenuto di sostanza organica senza la presenza di rocce o pietre ma con la copertura dello stesso, di vegetazione xerofila spinosa, molto fitta ed intricata. A. caput meduse cresce sotto questi cespugli e in assenza di fiori si confonde molto bene rendendo difficile l’individuazione delle piante.

Note di coltivazione: Pianta di non facile coltivazione su radici proprie: specialmente in climi umidi come potrebbe essere il nord Italia. A. digitostigma è una pianta molto esigente in fatto di acqua, nel caso in cui le annaffiature siano estremamente rarefatte i tubercoli tendono a seccare. E’ necessario perciò capire il giusto regime di asciutto- bagnato e controllare la pianta per intervenire prima che si produca inaridimento dei tubercoli e conseguente perdita degli stessi con successiva morte dell’intera pianta.
Per questo motivo consiglio l’innesto dei semenzali appena possibile. Nei climi umidi e freddi come il nord Italia, meglio usare un porta innesto come Harrisia jusbertii, Thricocereus, Echinopsis, perché meno soggetti ai climi umidi delle regioni settentrionali mentre al centro sud non crea problemi usare anche portainnesti come Myrtillocactus geometrizans.
Anche in inverno le piante: sia su radici proprie che innestate, vanno ogni tanto nebulizzate se non addirittura leggermente annaffiate perché il problema della perdita dei tubercoli è presente anche durante la stagione del riposo vegetativo, anche le piante innestate possono deperire se non bagnate almeno una volta durante la stagione dell’asciutta invernale: cominceranno a disidratare il porta innesto per poi deperire non avendo più il sostegno dello stesso.

Se su radici proprie, consiglio di coltivare questa bella cactacea in un terriccio minerale al 100% magari con l’aggiunta di poco concime granulare a lenta cessione o di concimare 2-3 volte l’anno.

Anche l’impollinazione risulta difficile e molte volte i frutti forniscono semi sterili anche se impollinati tra due esemplari della stessa specie.
Ho provato ad impollinare A. caput medusae con A. asterias e seppure il frutto sia comparso senza problemi, purtroppo i semi sono risultati sterili e non hanno dato vita ad alcun semenzale seppur ibrido.
041Astrophytum_caput_medusae_franca__©M.S.2013 .JPG
Astrophytum caput medusae
Pianta franca di 5 anni

042Astrophytum_caput_medusae_inestata_©M.S.2015 .JPG
Astrophytum caput medusae
innestata
043Astrophytum_caput_medusae_inestata_©M.S.2015 .JPG
Astrophytum caput medusae
innestata
044Astrophytum_caput_medusae_inestata_©M.S.2016 .JPG
Astrophytum caput medusae
innestata
045Astrophytum_caput_medusae_inestata_©M.S.2016 .JPG
Astrophytum caput medusae
innestata
046Astrophytum_caput_medusae_frutto_©M.S.2015 .JPG
Astrophytum caput medusae
Il frutto
047Astrophytum_caput_medusae_frutto©M.S.2015 .JPG
Astrophytum caput medusae
Fiore e frutto
048Astrophytum_caput_medusae_spine_©M.S.2015 (Large).JPG
Astrophytum caput medusae
le spine poste sulla punta del tubercolo
049Astrophytum_caput_medusae_bocciolo_©M.S.2015 (Large).JPG
Astrophytum caput medusae
bocciolo
050Astrophytum_caput_medusae_bocciolo_©M.S.2015 (Large).JPG
Astrophytum caput medusae
bocciolo
051Astrophytum_caput_medusae_tubercolo con gemma_©M.S.2015 (Large).JPG
Astrophytum caput medusae
i tubercoli con la cicatrice prodotta
dal distacco dei fiori secchi e dai frutti
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda mauro » 08/04/2016, 10:18

Ciao e dire che pensavo di conoscere il genere..Ma quante interessanti notizie escono a raggrupparle
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda mauro » 08/04/2016, 10:26

Con la fortuna di amicizie esperte ho avuto il primo Caput anni fa..Da seme e tagliato dal vasetto di semina Radicondoli felicemente..Come al solito la fortuna del principiante viene scambiata con facilità di coltura
Col tempo non sono ancora in grado di controllarli..Anche se ripetutamente ne ho seminati..regalati...E persi
In genere a turno perdo tubercoli per varie ragioni...tanto che con il più vecchio viaggio da 4 a 8 tubercoli a secondo della fase
L'ultima semina di due cresciuti dopo la sfortuna anche della grandine mi ha portato a provare un substrato quasi esclusivo di pomice Akadama
Al rinvaso il vecchio aveva una grossa noce sotterranea...ma molto sgonfia...visione che mi fa pensare che vada annaffiata molto di più di quel che faccio
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda mauro » 08/04/2016, 10:36

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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda maristella » 08/04/2016, 10:37

Pant.............arrivo anche io! :-x Sempre più interessante il post! Io non semino, non ho ne tempo ne spazio, ma devo dire che con le adulte o i piccoli che acquisto, grandi problemi non ne ho mai avuti! Ad anni alterni perdo qualcosa, ma mai più di un paio, e quasi sempre per fusariosi. Peraltro, gli astrophytum hanno un'epidermide così resistente, che in questo caso mi accorgo che sono andati via molto tardi, quando li sposto o decido di rinvasare, per cui fuori sembrano bellissimi, ma dentro sono vuoti, e mi restano in mano! :cry: Del genere amo la loro assoluta anarchia ed originalità! Non ce n'è uno uguale all'altro!! :P Passo alle foto.... :)

2013 17 05.jpg
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda maristella » 08/04/2016, 10:44

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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 09/04/2016, 9:09

Ciao Mauro, Per quanto riguarda i caput medusae su prorie radici ancora adesso le considero pure io piante ancora difficili proprio per le bagnature. se si bagna poco i tubercoli seccano se troppo marcisce la pianta in estate nessun problema si bagna regolarmente ogni 10 gg ma il problema si presenta in inverno specialmente quando le piante non sono ritirate in luoghi riscaldati (almeno con temperature sopra lo zero) perchè a quanto ho capito andrebbero bagnati anche in inverno e seguirne il comportamento per capire quando è ora di dare acqua nella stagione in cui dovrebbero essere in riposo. Anche dal punto di vista del terriccio da usare meglio quello da te suggerito (pomice e akadama) senza aggiunta di terriccio fertile. I miei franchi li ho persi tutti perchè si sono seccati in inverno menrte il tuo che mi avevi regalato (quello delle foto poco sopra) ho avuto il coraggio di innestarlo e la situazione è notevolmente migliorata anche se questo inverno la marza si stava assorbendo il portainnesto che è un'Harrisia jusbertii. Ho provveduto a bagnare dopo Natale col timore di marciumi ma l'harrisia si è rigonfiata e il caput meduse ha fiorito estremamente in anticipo a Febbraio
Ovviamente la pianta è posta in serra sullo scaffale piu alto a 50 cm dal tetto ed è protetta da gelate
003Astrophytum_caput_medusae_©M.S.2016 (Large).JPG
A. caput medusae
Fioritura di Febbraio 2016


Vorrei provare con l'innesto di tubercoli ma l'anno scorso l'operazione non è andata a buon fine ci riproverò quest'anno perchè mi interessa riprodurlo.

Mari belle piante: Per quanto riguarda le perdite dgli asterias credo sia solo un problema di terriccio, meglio usare un minerale puro per evitare marciumi e poi ogni tanto un po di prevenzione non guasta :)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda maristella » 10/04/2016, 10:58

Marco i miei astro sono tutti in minerale :) ma ripeto, le perdite sono realmente poco significative! :)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 18/04/2016, 19:27

Atróphytum capricornae: si differenzia in ben 5 varietà le cui descrizioni tratteremo una alla volta.


Atróphytum capricornae: (A. Dietrich) Britton et Rose

Descrizione originale: Dietrich, A. 1851 Beiträge zur Cacteenkunde (Echinocactus capricornis) Allgemeine Gartenzeitung 19 (35): 274-275.

Località tipica: La Rinconada, Nuevo León.

Sinonimi: Atróphytum capricornae capricornae, 1971, Klaus W.; Atróphytum capricornae major (sic), 1925, Fric, A.V.; 1925, Rost, E.C.

Il corpo di A. capricornae è solitario e sferico in gioventù, con l’età assume una forma colonnare e può misurare circa 50 cm di altezza per un diametro di 18 cm.
L’ epidermide è verde carico ricoperta di ciuffetti di lana bianca, da radi a molto fitti, i ciuffetti di lana che ricoprono l’apice e i suoi immediati dintorni, solitamente sono colore rosa fino al ruggine. Le costole normalmente sono 8 e raramente possono essere 7 o superiori ad 8 e decorrono dall’apice alla base, verticalmente o leggermente ondulate lungo tutta la pianta: raramente sono spiraleggianti. Areole ovali e feltrose 8 mm di lunghezza. Nelle piante giovani hanno una distanza anche di 4 cm mentre nelle piante in età adulta la distanza tra le areole si riduce ad 1-2 cm raramente si uniscono a formare un nastro unico.
Le spine sono papiracee, lunghe da 6 a 10 cm, poco pungenti e spuntano dalla parte inferiore dell’areola in numero da (0) a (10) hanno una sezione piatta, sono ritorte verso l’alto fino a ricoprire tutto l’apice a formare un’ intrico di spine che protegge lo stesso dai raggi del sole.
Fiori: gialli a gola rossa come tutte le specie del nord dal diametro di 90-140 mm e dalla lunghezza massima di 95 mm. Il ricettacolo è colorato di rosso e all’esterno ricoperto di scaglie marroni pungenti.
I frutti maturano in 20 giorni circa e sono rosso porpora, deiscenti inferiormente.
Semi: galeriformi, da neri a bruni in numero di 240 o anche più e sono provvisti di un’elaiosoma (piccolo filamento) rosa – rosso utile per la loro dispersione che avviene per merito delle formiche

Distribuzione e Habitat: Da Saltillo, (Coauhlia) , verso nord est, a Bustamante, (Nuevo Leon), ad est fino a La Rinconada (Nuevo Leon) e ad ovest passando per Parras fin quasi a Villareal (Coahuila).
Colonizzano alte montagne ad un’altitudine tra i 1300m e i 1450m s.l.m. Il substrato è costituito da calcare bruno con ammassi di pietrame chiaro. A capricornae cresce tra le Agavi lechuguilla che ricoprono l’area ed è esposto in pieno sole senza nessun riparo.

Note di coltivazione: A. capricornae non presenta particolari difficoltà di coltivazione. Predilige un substrato ricco di inerti e molto drenante con bagnature regolari e abbondanti ma dilazionate, nella bella stagione. Sopporta bene anche temperature vicino allo zero o anche di qualche grado al di sotto, purchè asciutto e in presenza di poca umidità ambientale.

001Astrophytum_capricornae_©M.S.2016. (Large).JPG
Atróphytum capricornae
la pianta alla fine della stagione invernale
002Astrophytum_capricornae_©M.S.2016. (Large).JPG
Atróphytum capricornae
le spine che ricoprono l'apice
003Astrophytum_capricornae_©M.S.2016. (Large).JPG
004Astrophytum_capricornae_©M.S.2013 (Large).JPG
005_Astrophytum_capricornae_©M.S.2013 (Large).JPG
006Astrophytum_capricornae_©M.S.2015 (Large).JPG
007Astrophytum_capricornae_©M.S.2013 (Large).JPG
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 20/04/2016, 9:57

Le foto ritraggono Astróphytum capricornae in habitat.
Foto gentilmente concesse a Cactipedia da Alberto Gonzales

2Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_07 246 .jpg
1Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_07 039  [1024x768].jpg
3Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_07 247 .jpg
4Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_07 084 .jpg
5Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_ 07 088 .jpg
6Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_ 07 099 .jpg
7Foto_di_Alberto_Gonzales_ Abr_07 105 .jpg
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 20/04/2016, 18:51

Astróphytum capricornae var. aureum: (H. Möller) Okumura)

Descrizione originale: Möller, H. 1925 Echinocactus capricornus Dietr. und seine Varietäten. Zeitschrft f. Sukkulentenkunde 2 (7): 128-129.

Località tipica: Sierra de la Paila, Coahuila.

Sinonimi: Echinocactus capricornus v. occidentalis, 1922, Ochoterena, I.

Il corpo è solitario, da sferico a brevemente cilindrico, in età avanzata può raggiungere un’altezza di 35cm per un diametro di 15. L’epidermide è nuda, raramente ricoperta di pochi ciuffetti di lana bianca.
Le spine di color giallo oro sono rigide e sottili, pungenti e solitamente ricoprono l’intera pianta mimetizzandola tra l’erba secca, nella parte inferiore della pianta col tempo, le stesse diventano grigie
I fiori come in tutta la specie sono gialli a gola rosa.

Distibuzione e Habitat: Dalla Sierra de la Paila su verso nord passando per la Sierra de la Gavia fino alla latitudine di Cuatro Cienegas e ad ovest passando per la Sierra del Venado fino alla Sierra de los Alamitos.
A. capricornae v. aureum colonizza un’areale molto esteso costituito da altipiani a volte in leggera pendenza. L’altitudine a cui possiamo trovare questi Atróphytum va da 700 a 1100 m. s.l.m..
Data l’ampiezza dell’areale, esso è caratterizzato da una grande varietà di substrati. Nelle zone basse il substrato è costituito da argilla con poche intrusioni di pietrame e l’ombreggiatura viene assicurata da cespugli di Làrrea tridentata ed Euphorbia antisyphilitica mentre in altitudine le piante crescono su zone rocciose e ammassi di pietrisco fine, a volte ricoperti di erba secca e a quote ancora più elevate, le piante crescono tra fenditure di rocce di calcare bruno, esposte al sole e a volte ombreggiate da piante di Agave lechuguilla.

Note di coltivazione: come A. capricornae.

001Astrophytum_capricornae_v._aureum_©M.S.2016. (Large).JPG
Astróphytum capricornae v. aureum
002Astrophytum_capricornae_v._aureum_©M.S.2016. (Large).JPG
Astróphytum capricornae v. aureum
003Astrophytum_capricornae_v._aureum_©M.S.2016. (Large).JPG
Astróphytum capricornae v. aureum
004Astrophytum_capricornae_v._aureum_©M.S.2014.JPG (Large).JPG
Astróphytum capricornae v. aureum
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 28/04/2016, 9:46

Astróphytum capricornae var. crassispinum: (H. Möller) Okumura

Descrizione originale: Möller, H. 1925. Echinocactus capricornus Dietr. und seine Varietäten. Zeitschrft f. Sukkulentenkunde 2 (7): 129.

Località tipica: indicativamente Sierra de Parras, Coahuila. (ci sono forti dubbi sulla località tipica, in quanto ai tempi venivano fornite indicazioni errate per evitare la concorrenza di altri raccoglitori o commercianti di Cactaceae ) Inoltre: a tutt’oggi, non si è nemmeno riusciti a trovare piante in habitat che corrispondono alla descrizione di A. capricornae v crassispinum. E’ plausibile che A. Möller abbia selezionato esemplari che raccoglieva, in base al colore dei fiori.

Sininini: Astróphytum capricornae crassispina, 1935, Kreuzinger, Astróphytum crassispinum, 1957, Haage,
W. & Sadowsky , O.


Epidermide verde erba, nella maggior parte delle piante è nuda, in altre piante della stessa varietà, l’epidermide è ricoperta da rari ciuffi di lana bianca. Il corpo è solitario, da sferico a conico alto circa 15 cm con un diametro di 8-9 cm. L’apice poco incavato, rivestito di feltro lanoso giallo.
Costolature: sempre in numero di 8 dalla forma acuta. Areole allungate rivestite di tomento giallastro che con l’età diventa bianco. Le spine sono robuste e ricoprono tutta la pianta.
I fiori al contrario della specie tipo e delle altre varietà e sottospecie non hanno la gola rossa ma sono completamente gialli mentre i frutti e i semi sono identici alla specie tipo e sottospecie.

001Astrophytum_capricornae_v. crassispinum_©M.S.2016. (Large).JPG
Astróphytum capricornae v. crassispinum
002Astrophytum_capricornae_v. crassispinum_©M.S.2016. (Large).JPG
003Astrophytum_capricornae_v. crassispinum_©M.S.2016. (Large).JPG
004Astrophytum_capricornae_v. crassispinum_©M.S.2016. (Large).JPG
005Astrophytum_capricornae_v. crassispinum_©M.S.2016. (Large).JPG

(Foto scattate per gentile concessione nel vivaio del'amico Stefano Colombo)
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Re: Il genere Astróphytum Lemaire

Messaggioda marco » 28/04/2016, 11:40

Astróphytum capricornae var. minus: (Runge & Quehl) Okumura

Descrizione originale: Runge, C. & Quehl, L. 1892. Echinocactus Capricornis, Dietr. var. minor Runge. Monatsschrift f. Kakteenkunde 2 (6): 82.

Località tipica: Saltillo, Coahuila

Sininini: Astróphytum capricornae var. minor (sic), 1925, Fric, A. V.; Astróphytum capricornae var. occidentalis (sic), 1925, Fric, A. V.; Echinocactus capricornus var. minor Möller, A.F.

Il Corpo sferico in gioventù con l’età assume una forma colonnare, le dimensioni variano a seconda della località e possono avere un’altezza di 13-17-21 cm per un diametro di 4- 8- 10 cm Epidermide verde scuro. Radici fibrose come in A. capricornae. Costole in numero di 8, 10 d forma acuta, il numero normale delle costole è di 8. Spine 5-9-11 sottili, molto morbide e volgenti. Ciuffetti di lana bianca o giallognola sulla vegetazione nuova (fini e molto radi) Le areole sono rotonde da giovani, rivestite da peli di color da crema a bruno chiaro che con l’età diventano bianchi o grigi. Fiori gialli a gola rossa del diametro di 65-76-105 mm. Le piante fioriscono già a tre anni dalla semina, questo è indice di un'alto livello evolutivo
I frutti sono intensamente colorati di rosso o rosa specialmente nella parte inferiore maturano in 22/34 giorni e sono deiscenti nella parte inferiore. Semi galeriformi della dimensione di 1,5 mm, ogni frutto può contenere da 100 a 375 semi circa.

Distibuzione e Habitat: Tra General Cepeda e La Rosa, Coauhuila e a nord fino alla Sierra de la Gavia.
L’habitat è costituito da rilievi che vanno da quote comprese tra i 1000 e i 1460 m. s.l.m. Queste Cactaceae vivono su rocce fortemente fratturate di calcare bruno o quasi nero, su depositi di pietrisco chiaro depositato tra le fessure della roccia. Dato che la roccia scura si riscalda moltissimo, quando colpita dai raggi del sole, le piante sono soggette a forti escursioni termiche. Ciò aiuta a mantenere una buona temperatura in inverno quando nelle notti fredde possono verificarsi nevicate.
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