L'amara quiete dopo la tempesta.

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L'amara quiete dopo la tempesta.

Messaggioda adolfo appierto » 18/07/2016, 20:54

L’amara quiete dopo la tempesta.
Ne avevo già indicato notizia ma ora, a cuore sereno, posso considerare l’evento come tra gli accidenti che possono essere evitati ma che, quando purtroppo accadono, è bene che il tempo non debba fermarsi lì!
Una bomba di calore! La serra rimasta chiusa nel mentre di un forte rialzo di temperatura. Delle mie 500 crestate, un centinaio sono perite e tante, tante altre, di cui meglio non presentare foto, si sono scottate presentando ovvi inizi di marciume. Su quest’ultime la mia cura è stata radicale eliminando i tutori che presentavano patologie cercando di far radicare poi i corpi sani. Per le altre franche ho dovuto, non senza soffrirne, amputare a più non posso le parti ammalorate per salvare il salvabile.
Per diverse la riabilitazione, chiamiamola pure così, l’ho eseguita sul mio terrazzino cittadino contando nel riparo della mia vecchia serretta: i tagli sono stati curati con Mancozeb diluito con alcol, la radicazione (con una cicatrizzazione minima di 10 gg.) è avvenuta in una composta di Akadama e zeolite con un tratto superficiale di quest’ultima che ha accelerato l’asciugarsi della terra.
Molto è andato bene e ne presento qualche foto! Perdonate eventuali errori e le riprese molto….casalinghe.
Le ultime foto, come ritorno alla normalità, sono di una per me splendida Chimera Stenogonia di Damiano Sergi (procurata dal super amico Francesco Pagliara). Un vero capolavoro di un grande vivaista.

Foto 1 e 2 Talea di Astrophytum insolito (pensate…già radicato). Com’era e com’è ora.
Foto 3 talee di Aeonium crestato, Aloe var., semine di S.K e Kikko, Mamm. Bocasana, ecc. ecc
Foto 4 Trichocereus bridgesii crestato
Foto 5 e 6 Euphorbia nerifolia crestata. La pianta sana aveva ben 5 di queste braccia!!!!
Foto 7 Ibrido di Euporbia obesa. Quelli che appaiono sono tutti corpi dalla stessa pianta che ho dovuto staccare perché parte di una base ammalata. Ora cominciano anche a proporre semi cosa che fa sperare nella radicazione.
Foto 8 insiemi di Gymno diversi, Euphorbia ladienii (spero unica talea salvata), Aloe variegata, talee di Gymno mihanovichi mostruoso.
Foto 9 Epithelantha politomica
Foto 10 tronchi di Lophocereus (da pianta alta 130 cm.) e Myrtillocactus con tette!
Foto 11 e 12 due talee di Echinocereus laui. La pianta originaria era innestata su un grosso tutore purtroppo marcito. (n.b. le talee hanno già radicato)
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Re: L'amara quiete dopo la tempesta.

Messaggioda vento82 » 19/07/2016, 12:22

che dispiacere leggere queste cose :cry:
ma vedo che non ti fai abbattere e ti sei già rimesso in piedi, come le tue piante :D
sono certa che quelle perdute verranno presto rimpiazzate anche se immagino sia difficile ritrovare tutte queste "stranezze" che coltivi tu
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Re: L'amara quiete dopo la tempesta.

Messaggioda angelo » 19/07/2016, 12:36

sono queste le cose che ti lasciano l'amaro in bocca ma prendila con filosofia come mi pare sia nel tuo carattere Adolfo: salvare il salvabile mette in atto le tue abili capacità di recuperarle e mi sembra tu sia già nella giusta direzione.

Non è tanto ma neanche poco. D'altronde, dopo molti anni di coltivazione, qualsiasi, compresa questa è quello che ci interessa, no? :)
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Re: L'amara quiete dopo la tempesta.

Messaggioda adolfo appierto » 19/07/2016, 15:10

Grazie Manu, la tua seconda diagnosi :D. E' più che "azzeccata"!
Avrete notato che che oltre le foto di alcune piante, ho dettagliato anche misure e caratteristiche delle loro madri e questo, è bene dirlo, non per metterne in risalto il valore o rarità ma semplicemente per suggirire quanto sia possibile un loro eventuale salvataggio e continuità.
Nel caso di scottature o forti ustioni, ciò che ne consegue nei giorni successivi, è lo sviluppo di patologie simili al marciume sia riguardo i tessuti superiori che gli apparati radicali. A mio parere quindi, sperare o attendere che le piante possano superare questi stress con le proprie risorse, è davvero improbabile. Inoltre, un nostro mancato intervento può aprire le porte a grosse delusioni se non anche a remore di non aver provveduto con nostre iniziative a soluzioni diverse.
Nel vedere il disastro, ho immediatamente innaffiato le piante con una dose doppia di Previcur/Folicur, intervenendo così di prima cura sulle loro parti aeree che sotterranee, sperando che questa irrorazione potesse limitare l'azione del marciume. Successivamente, riguardo la radicazione, ho descritto la composta utilizzata e i tempi di attesa. Sarà anche poca cosa ma chissà se queste esperienze non possano essere utili per altri in analoghi momenti.
Salutoni e.....avanti tutta!
Adolfo
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Re: L'amara quiete dopo la tempesta.

Messaggioda mauro » 20/07/2016, 12:21

Ciao Adolfo ...pensa che qui da me hanno una protezione con rete debole e sono sul balcone...alcune danno segni di cedimento al calore lo stesso
Dispiacere leggere le disavventure..
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Re: L'amara quiete dopo la tempesta.

Messaggioda adolfo appierto » 20/07/2016, 12:36

Ciao Mauro, come velatura per la mia serretta di città uso un telo doppio di tulle ( il velo delle bomboniere!). Costa pochissimo e si trova anche sulle bancarelle dei mercati, attenua la luce nella giusta dose e lascia passare aria e vento. A Milano è stato la nursery delle mie piante. Ciao!
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