Taglio dall’innesto e radicazione.

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Taglio dall’innesto e radicazione.

Messaggioda adolfo appierto » 28/04/2013, 18:26

Questa operazione è per me come seminare. Saprete certamente come è difficile reperire delle piante crestate franche ma è sicuramente più facile ed economico trovarle innestate. Certo, bisogna accontentarsi, ma si può di sicuro raggiungere lo stesso obiettivo isolandole dal tutore e farle poi radicare.
E’ quindi da qualche anno che procedo in questo senso poiché, bene o male (cioè con difficoltà!), sono riuscito a procurarmi da alcuni vivaisti dei soggetti crestati innestati e, sperimentare alcune tecniche utili per la radicazione, nei periodi primaverili lascio lavorare la mia lametta.
Nelle foto che seguono, precedute da quella che testimonia gli avvenuti tagli, elenco il lavoro di questi giorni.
Tutte sono lasciate asciugare per una decina o più giorni (dipende se il tempo è umido e meno) ma sicuramente le Mammillarie, Candida, Geminispina nobilis e Tolimensis non porranno grossi problemi mentre dovrò essere molto paziente con il Ferocactus glaucescens, di più ancora che l’Echinocereus brandegei e…sperare per il Lophoturbin di cui, essendo un ibrido, non ho riferimenti certi o affidabili.
La mia tecnica: un vasetto con composta minerale di lava, pomice e akadama nella stessa proporzione e nei due cm finali un miscuglio di akadama e farina di pomice. Miscuglio poiché la farina assoluta compatterebbe e l’akadama porterebbe umidità in eccesso; poggio quindi su questa base le talee (che assolutamente non affondo!) e lascio fare al tempo. La curiosità nel controllare l’eventuale nascita di radicare può far abortire il tentativo quindi….pazienza certosina.
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Re: Taglio dall’innesto e radicazione.

Messaggioda marco » 30/04/2013, 14:20

Ciao Adolfo, ottimo spunto di discussione questo topic: sarebbe interessante annotare altre esperienze.
Vorrei quindi aggiungere alcune considerazioni e informazioni che ho acquisito dalla visita di questi giorni ai vivaisti ed appassionati (molto professionali e competenti ) del Salento
Purtroppo ho solo foto dei risultai eccellenti e non delle fasi di "lavorazione" dei soggetti trattati (Cactaceae innestate e fatte radicare )
Ho notato che loro usano molto la tecnica dell'innesto per riprodurre piante anche molto difficili.
Come portainnesti credo si dividano in varie filosofie a seconda dell'esperienza/preferenze dell'innestatore e delle piante da innestare.
I portainnesti cmq vanno da Pereskia a Trichocereus e Mirtillocactus per non escludere moltissimi innesti visti su Hylocereus (li possono perchè le condizioni ambientali sono molto diverse dalle nostre al nord)
Ho notato una tecnica a prima vista molto cruenta e azzardata ma egualmente molto efficace.
Ho visto piante anche importanti come Ariocarpus innestati su pereskia capitozzati
Questo si usa per produrre velocemente e in grandi quantità
Spiego:
Quando la pianta innestata ha raggiunto una certa dimensione, si capitozza la parte superiore, si può innestare di nuovo oppure fare radicare (con tecniche abbastanza semplici di cui parlerò piu avanti)
La parte che resta attaccata all'innesto dopo una spalmata di rameico o altro fungicida che previene la penetrazione di ospiti indesiderati: col tempo emetterà molti polloni i quali si potranno a loro volta staccare e innestare o fare radicare.
Questa tecnica permette di avere piante difficili con poco sforzo e sopratutto in quantità e in tempi umani, senza aspettare decenni.
Alcune dritte poi per quanto riguarda il riaffranco.
Innanzitutto gli strumenti di taglio devono essere molto affilati e disinfettati
Una volta che si decide che è giunto il momento di riaffrancare la pianta va eliminato completamente il portainnesto tagliata la parte sottostante della pianta da riaffrancare ripulendola completamente dal portainnesto.
Una volta compiuta questa operazione si prepara una pasta composta da fungicida (Mancozeb) e un'ormone radicante, Il tutto mischiato e impastato con alcool denaturato che si spalmerà sulla parte tagliata della pianta; dopo la sigillatura del taglio e la creazione del callo si potrà appoggiare al substrato di radicazione.
Questo impasto si può spalmare anche sulle piante capitozzate (ovviamente senza l'aggiunta del radicante) e destinate alla produzione di polloni come le descrivevo sopra.
Non ho esperienza diretta di questa tecnica ma ho visto i risultati piu che positivi :wink:
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