La pianta che ho con me da più tempo ha sempre avuto delle spine uncinate poco larghe rispetto a quelle dell'altra pianta e ciò malgrado le condizioni di coltivazione (terriccio, esposizione, innaffiature) siano le stesse per entrambe le piante... evidentemente entrano in gioco fattori di tipo genetico.
In occasione della fioritura avvenuta nell'inverno 2010 ho voluto tentare l'esperimento di riprodurre il latispinus con le spine più larghe utilizzando l'autoimpollinazione con il "metodo dell'inganno del polline estraneo", del quale avevo letto in Rete ma che non avevo mai provato prima.
Nel mio intento sono stato aiutato dal fatto che il latispinus con le spine larghe, da quando fiorisce, inizia a fiorire sempre prima di quello a spine strette, ciò mi ha permesso di completare tutte le operazioni prima che ci fosse in giro polline del latispinus a spine strette. Quando si è aperto il primo fiore del latispinus a spine larghe ho atteso che lo stigma fosse completamente aperto, quindi con una pinzetta ho prelevato gli stami da un fiore della prima erba selvatica che avevo a tiro e li ho strofinati sullo stigma del fiore del latispinus. Dopo circa 20 min avrei dovuto effettuare l'autoimpollinazione ma, non so perché, non mi sentivo soddisfatto dell'impollinazione fatta con il polline dell'erba, così decido di impollinare nuovamente il fiore del latispinus usando degli stami, carichi di tantissimo polline, prelevati da un fiore di tropeolo (Tropaeolum majus) che avevo adocchiato nel frattempo. Dopo circa mezzora da questa seconda impollinazione ho finalmente effettuato l'autoimpollinazione del fiore del latispinus ed ho fissato sulla spina uncinata della corrispondente areola un segnale di riconoscimento per poter distinguere l'eventuale frutto derivante dall'autoimpollinazione dagli altri.
Quando si sono aperti anche i fiori del latispinus a spine strette (ormai il fiore autoimpollinato era già chiuso da giorni), ho effettuato anche delle impollinazioni incrociate fra i due e mi sono messo in trpidante attesa... Dopo qualche settimana l'ovario del fiore autoimpollinato ha iniziato ad ingrossarsi: la prima parte dell'esperimento era riuscita!
Nei mesi successivi il "frutto più coccolato della storia"
A metà luglio 2011 ho raccolto i frutti, ho estratto i semi, li ho puliti e li ho lasciati riposare in un luogo fresco per una settimana... il 22 luglio ho seminato con il metodo del sacchetto: in un vasetto i semi derivanti dall'autoimpollinazione e in un altro quelli derivanti dall'incrocio. Per la seconda volta mi sono messo in trepidante attesa... Dopo circa una settimana ecco spuntare le prime capocchiette verdi... ma sono nel vasetto "sbagliato", cioè quello dei semi incrociati, nell'altro nulla
Nelle 4 foto seguenti (fatte lo scorso finesettimana) potete osservare la situazione attuale (scusate per la bassa qualità delle foto, le condizioni di luce non erano ottimali):
Adesso non mi resta che aspettare che crescano per vedere come sarà la dimensione delle spine...
L'esperimento che vi ho descritto, inevitabilmente, pone alcuni interrogativi:
1) i Ferocactus latispinus sono autofertili? Se lo fossero tutto questo giochino sarebbe stato superfluo! Cercando in rete non sono riuscito a capire se questa domanda ha una risposta certa. Nella mia esperienza con il latispinus che ho da più tempo (quello a spine strette) posso dire che da quando mi fiorisce mai ha prodotto frutti spontaneamente! E' pur vero che in tutti questi anni non ho mai provato ad autoimpollinarlo (chissà poi perché?).
2) In Rete si legge di piante considerate autosterili che talvolta producono frutti senza impollinazione incrociata: la cosa potrebbe essere spiegata con l'autoimpollinazione con inganno del polline estraneo provocata da insetti che in precedenza avevano fatto visita ad altri fiori?
3) Per confondere le cose, quest'inverno il mio latispinus a spine larghe ha già fatto 3 fiori (quello a spine strette ha dei boccioli ma ancora non si sono aperti) e 2 si sono già trasformati in frutti senza che io facessi nulla!!!
Ciao

