Credo sia buona regola per un buon coltivatore che tiene alle sue piante, di non possedere un unico esemplare di quelle cui tiene di più. Normalmente, e questa scheda abbonda di esempi e consigli, la semina è la tecnica prima per ovviare a quanto detto.
La mia semina invece, poiché le mie piante sono quasi tutte teratopiche e quindi sterili nella fioritura e produzione di semi, deve essere giocoforza sostituita dalla radicazione.
Un simpatico amico vivaista si diceva convinto che tutte le piante possono radicare per talea o pollone, l’importante è scegliere bene il periodo, le modalità e …….cosa prima, quella del soggetto utile.
Ovviamente io ci provo, o meglio, devo necessariamente provarci per non veder persi dopo anni di coltivazione dei cloni ben rari da reperire.
La mia tecnica, ipotizzando per strati in un vaso 6 x6x8: solito coccio sminuzzato sul fondo, composta normale di tipo minerale, due cm di akadama, posizionamento su quest'ultimo strato della talea con taglio piatto (e ben asciutto) più uno strato di lapillo ad essa intorno. Non uso ormoni radicanti,
Una volta prodotte le radici, inclinando il vaso lascio scivolare lo strato di akadama che sostituisco con la mia solita composta minerale. In tal modo non disturbo le giovani radici in crescita.
Mai estrarre la talea per verificarne la nascita ma provare solo con una leggerissima trazione se si avverte resistenza. Mi è accaduto, con una talea di Lophocereus schottii, di avere le radici dopo più di due anni!
Ecco alcuni cloni prodotti. L’Astrophytum onzuka è ancora su innesto ma, vista la potenzialità a radicare di questo genere, mi riprometto di provarci nella prossima primavera.


